Feudi

Ultima modifica 2 aprile 2023

Casa Aquilina
di Giuseppe RIZZUTI

Baglio risalente al 1700, costruito dai Magro, passò in seguito alla famiglia Aquilina oggi proprietà dei Vaccaro. Alcuni particolari testimoniano l'antica bellezza del Baglio, ormai persa perchè adibita ad ovile. Pertanto versa in avanzato stato di degrado per la noncuranza degli eredi.

Località/Contrada - Cassero.
Categoria - Baglio.
Utilizzo originario - Abitazione.
Utilizzo Attuale - Ovile e deposito.
Come arrivarci - Percorrendo la SS 115 per Agrigento, imboccare il bivio "Verdura" direzione S. Anna. Dopo circa 3 Km svoltare a sinistra ed immettersi per la strada che conduce nei pressi della contrada "Cassero".


Case del Chimino
di Giuseppe RIZZUTI

Baglio costruito nel 1816 dal barone Bona, oggi appartiene alla famiglia Diecidue. Un possente portale ad arco immette in un'ampia corte, dove si trova una struttura barocca con solidi cantonali in dura pietra, articolata su due piani, balconi in ferro battuto sostenuti da solide mensole lapidee. Annessa vi è una torre in parte disastrata.

Località/Contrada - Chimino.
Categoria - Baglio.
Utilizzo originario - Abitazione.
Utilizzo Attuale - Abitazione e deposito.
Come arrivarci - Percorrendo la SP 37 e strada comunale.


Casa Gesuitica
di Giuseppe RIZZUTI

Già feudo degli Amato nemici dei Perollo, passò successivamente a Lucrezia Amato Lucchesi, a Maria Luna, a Fabrizio del Carretto e nel 1652 passò ai Gesuiti di Sciacca. Nel 1767 il feudo con i fabbricati fu venduto a privati cittadini da Ferdinando, dopo aver espulso, da Napoli e dalla Sicilia, i Gesuiti. La struttura è composta da 2 fabbricati di diversa epoca. Il nucleo centrale è una torre feudale cinquecentesca; adiacente alla torre vi è una grande casa gesuitica a 2 piani. All'interno del complesso si trova una chiesa Gesuita.

Località/Contrada - Martusa.
Categoria - Casa feudale.
Utilizzo originario - Casa feudale.
Utilizzo Attuale - Ovile e deposito.
Come arrivarci - Percorrendo la SS 115 per Agrigento, imboccare il bivio "Verdura" direzione S. Anna. Appena giunti al bivio Martusa proseguire a sinistra fino ad arrivare, dopo un breve tratto, al baglio


Chiesa Gesuitica
di Giuseppe RIZZUTI

Feudo degli Amato nemici dei Perollo, passò poi a Lucrezia Amato Lucchesi, a Maria Luna, a Fabrizio del Carretto e nel 1652 passò ai Gesuiti di Sciacca. Nel 1767 fu venduto a privati cittadini da Ferdinando, dopo aver espulso, da Napoli e dalla Sicilia, i Gesuiti.

Località/Contrada - Martusa.
Categoria - Chiesa su casa feudale.
Utilizzo originario - Chiesa su casa feudale.
Utilizzo Attuale - Ovile e deposito.
Come arrivarci - Percorrendo la SS 115 per Agrigento, imboccare il bivio "Verdura" direzione S. Anna. Appena giunti al bivio Martusa proseguire a sinistra fino ad arrivare, dopo un breve tratto, al baglio.


Casa del Cassaro
di Giuseppe RIZZUTI

Località/Contrada - Cassero.
Categoria - Baglio.
Utilizzo originario - Abitazione.
Utilizzo Attuale - Ovile e deposito.
Come arrivarci - Percorrendo la SS 115 per Agrigento, imboccare il bivio "Verdura" direzione S. Anna. Dopo circa 3 Km svoltare a sinistra ed immettersi per la strada che conduce nei pressi della contrada "Cassero".


Torre Spagnola
di Giuseppe RIZZUTI

Oltre alle più famose torri d’avvistamento costiere che nel Cinquecento circondarono tutta la Sicilia, esistevano e in molti casi ancora esistono numerosissime torri interne, quasi sempre collegate con le prime, a formare un unico sistema di sicurezza in modo da potere trasmettere anche alle zone non costiere eventuali segnali di pericolo. Ve n’erano ubicate nelle vicinanze di tonnare, di caricatori di grano, di trappeti, in punti preminenti all'interno dei feudi o a ridosso di importanti vie di comunicazione.
A differenza della torre costiera, la torre interna era un alto baluardo eretto in difesa della piccola topografia territoriale sia per proteggere dagli attacchi esterni che per proteggere lo stesso feudatario da rivolte interne e come tale era alta e robusta ed aveva il compito di sorvegliare la valle con la gente al lavoro; era, diremmo, l'emblema del controllo dell'autorità costituita sul popolo. Così la torre modifica la sua funzione prevalente per assumere più specificamente il controllo del territorio e facendosi garante del rispetto dei confini che essa stessa istituisce.
La Torre di Vigna di Corte appartiene, per certi aspetti, a questo secondo tipo; edificata in pieno medioevo, sorge al limite fra il territorio di Sciacca e quello di Caltabellotta nella contrada omonima, molto vicina all’antica trazzera reggia che unisce i due centri urbani.
Dal toponimo, che dà il nome all'intera contrada, si evince chiaramente che in quella località esistevano estesi vigneti di proprietà reggia. La struttura turrita in oggetto è omologabile ad una casa torre interna al feudo adibita ad abitazione stagionale del signore.
Tempo fa qualche studioso avanzò l'ipotesi che la torre di Vigna di Corte potesse essere di epoca federiciana, cioè del XIII secolo, cosa difficilmente sostenibile in quanto il sistema costruttivo sembrerebbe successivo.
Tenuto conto che la sua ubicazione è a poche centinaia di metri dalla località Scunda luogo in cui, si dice, sia stata firmata la Pace di Caltabellotta del 1302 ci sembra strano che i condottieri di due eserciti contrapposti Federico III di Sicilia e Carlo di Valois con i loro cavalieri al seguito, si siano incontrati per trattare la pace “…in certe capanne di bifolchi…”, come narrano le cronache dell’epoca, se la stessa struttura turrita fosse stata già esistente.
La tradizione orale e recenti studi portati avanti da studiosi di quel periodo storico sostengono che la Pace sia stata firmata proprio in quel sito, (ma all'interno di questa struttura ?) Sarebbe stato naturale che i due reali contendenti fossero stati ospitati dal nobile del luogo e proprietario della casa torre, che lo ricordiamo è a tre elevazioni e con diverse stanze per piano, quasi un castello e non una semplice torre di guardia.
Sul muro posteriore del monumento, ad un’altezza di cinque o sei metri da terra, è inserita una piccola pietra di qualità diversa da quelle della costruzione, su cui è scolpito lo stemma della famiglia Luna. Questo farebbe presupporre che la stessa sia appartenuta, almeno per un certo periodo, a quella nobile famiglia che compare nelle cronache siciliane verso la fine del XIV secolo, al tempo in cui la Sicilia era governata dai quattro Vicari.
Il loro arrivo a Sciacca avvenne a seguito del matrimonio di stato tra Martino, Duca di Montblanc con Maria Lopez Luna celebrato nell’anno 1400; quindi ove i Luna fossero stati gli edificatori della casa torre, questo sarebbe avvenuto cento anni dopo la Pace dei Vespri.
Poi come spesso succede anche con le cose più preziose è caduta in declino ed anche il suo utilizzo fu vario. Nel secolo appena trascorso e fino ad una trentina di anni fa, la Torre di Vigna di Corte era stata utilizzata come fienile e a seguito di un incendio sia il tetto che i solai interni erano crollati rovinosamente. Attualmente si trova in totale stato di abbandono, in balia degli agenti atmosferici e dell'incuria degli uomini.
A pianta rettangolare ed a tre elevazioni, la torre ha una struttura almeno per la parte che investe i muri perimetrali di base a forma rettangolare, mentre in verticale si sviluppa su tre livelli differenziati. I primi due costituiscono sicuramente l'impianto originario, mentre l'ultima elevazione è chiaramente una sopraelevazione successiva.
Il muro di spina che divide in due la casa torre, ha avuto negli anni funzione di contrafforte, e probabilmente ne ha impedito il crollo. Dal vano di accesso si diparte sulla sinistra una scala in pietra, parzialmente crollata, che portava ai piani superiori; una porta centrale nel muro di spina divide il primo dal secondo vano del P.T. La struttura di forma compatta, è sostenuta da quattro cantonali in conci di pietra calcarea ben squadrati e giustapposti. I solai a volta sono completamente crollati. La parete esterna principale, rivolta a sud, è bucata e definita da conci di pietra con architrave ad arco e da tre finestre nei vari piani.
A destra del vano d'ingresso, un'ampia finestra di forma rettangolare, anch'essa in conci di pietra squadrata, dà luce al vano; quasi sicuramente sarà stata realizzata in epoca successiva, poiché essendo bassa e di facile accesso dall'esterno non si concilia con il grado di sicurezza, di cui una struttura del genere aveva bisogno.
All'altezza della 2° elevazione, si può "leggere" chiaramente una bifora, mancante della colonnina centrale, sormontata da un archetto che scarica il peso del muro soprastante sui rinfianchi. Un'altra bucatura dello stesso tipo e allo stesso livello si trova sulla parete ovest. Anche la terza elevazione è segnata da un'altra finestra ad arco, in asse con la bifora e con la porta d'ingresso.
La parete nord è contraddistinta da tre finestre sempre ad arco sulle tre elevazioni; quella del piano terra è di forma rettangolare e disassata rispetto alle altre due, il che lascia presagire che sia stata una manomissione successiva, come quella sul lato opposto. E’ su questa parete che è incastonato lo stemma della famiglia Luna.
Sulla parte orientale, quattro finestre ad arco contraddistinguono la parete, mentre a piano terra si possono notare alcune feritoie strombate verso l'esterno, ad uso difensivo, dell'epoca delle armi da fuoco. Alla struttura turrita è accostata alla sola altezza del piano terra, un'altra costruzione parzialmente crollata che doveva servire da ricovero per i cavalli. Anche la parete ovest è contraddistinta dalla presenza di alcune aperture dello stesso tipo delle altre, anche se tompagnate.
Dalla lettura complessiva del monumento è emerso chiaramente che doveva trattarsi di una struttura turrita molto elegante, ad uso stagionale del feudatario e della propria famiglia.
La Torre di Vigna di Corte, che si può fare risalire fra la fine dell'XIV e l'inizio del XV secolo, è una delle numerose strutture monumentali di cui il territorio di Caltabellotta è molto ricco. La stessa rappresenta uno splendido esempio di antica architettura medioevale meritevole di essere tutelata. Appartiene a quella categoria di edifici che, nonostante le manomissioni subite nel corso dei secoli e le alterazioni delle forme originarie, conserva ancora intatto il fascino dell'antica architettura.
Visse i fasti e la decadenza di un’epoca a noi molto lontana in un territorio in cui svariate vicende storiche si sono avvicendate e sovrapposte lasciando ognuna un segno indelebile del proprio passaggio, merita quindi di essere inserita in un percorso turistico di questo territorio.


Case Scunda
di Giuseppe RIZZUTI

Caseggiato in stile barocco, fu eretto dal barone Giuseppe Bona di Realmaione nei primi dell'800, in seguito passato alla famiglia Borsellino Emanuele Antonio. L'edificio è articolato su 2 piani: al piano terra si trovano 4 stalle, 5 magazzini, 2 fienili, 3 paglieri, 2 dormitori, un frantoio, una cantina, 2 ripostigli, casa del pecoraio, ovile, casa del custode. Al primo piano 12 vani per abitazione più accessori. Anticamente esistevano 4 case rifugio: in uno di questo fu tra l'altro firmata la "Pace di Caltabellotta" nel 1302.

Località/Contrada - Scunda.
Categoria - Casa signorile.
Utilizzo originario - Abitazione.
Utilizzo Attuale - Deposito.
Come arrivarci - Uscendo da Sciacca e percorrendo la SP per Caltabellotta, dopo circa 10 Km si accede al baglio direttamente dalla strada.


Case Ciraffe
di Giuseppe RIZZUTI

ituato nell'omonima contrada, è tuttora visibile all'interno la struttura originale ad archi.

Località/Contrada - C/da Ciraffe.
Categoria - Baglio.
Utilizzo originario - Abitazione.
Utilizzo Attuale - Ovile e deposito.


Case Whitaker
di Antonino MULE'

Situato ai piedi del monte Cammauta, questo stabile realizzato dai Whitaker nell'800 come casa di villeggiatura, appartiene oggi agli eredi Ferrantelli di Giuliana e si differenzia da altre strutture analoghe per l'impostazione e per il pregio della sua architettura. Presenta un impianto a corte chiusa con un grosso portale di ingresso.

Località/Contrada - Taia di sotto.
Categoria - Casale.
Utilizzo originario - Residenza estiva.
Utilizzo Attuale - Magazzino.
Come arrivarci - SS 188 Giuliana - Sambuca di Sicilia direzione Sambuca.


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